Sirmione e grotte di Catullo

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Sirmione
Sirmione sorge su un lembo di terra (larghezza minima, 120 m) che si protende per circa 4 km nel lago di Garda, dalla sponda meridionale. La Sirmio romana fu una "stazione" stradale alla base della penisoletta, mentre l'attuale centro, più a nord, era un piccolo villaggio (poi castrum fortificato in età romana, bizantina e longobarda).

Il nome Sirmione doveva successivamentr estendersi a tutta la sottile striscia di terra fra le acque, come appare dai versi del poeta veronese Caio Valerio Catullo, che vi possedette una villa nel I secolo a.C. Sirmione ebbe ordinamenti comunali nel XII secolo, e dal XIII fu in signoria degli Scaligeri di Verona. Dal 1405 fece parte della Repubblica di Venezia, di cui seguì le sorti. Notevole è la duecentesca Rocca scaligera, con torri merlate, eretta a difesa del basso lago e della flotta che riparava nella darsena murata. Vicino si trova la parrocchiale di Santa Maria Maggiore, quattrocentesca, con affreschi del XV e XVI secolo. Nella parte terminale della penisoletta, che si eleva di circa 30 m sul lago (con un vastissimo panorama), sorgono tra gli ulivi la chiesa di San Pietro in Mavino, costruita nell'XI secolo e ingrandita nel 1320, con affreschi del XIII e XVI secolo, e, sulla punta, le cosiddette Grotte di Catullo, vasta area archeologica ove sorgono i ruderi di una villa romana del primo impero, di complesse strutture (all'ingresso, antiquarium, con mosaici, reperti vari e monete).

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Sirmione è importante centro turistico-climatico e termale: le prime notizie della sorgente subacquea Boiola (69 °C), captata nel 1889, sono del 1546; il primo stabilimento risale al 1898.

Le grotte di Catullo a Sirmione

La punta estrema della penisola rocciosa che si protende verso il centro del lago di Garda, sulla costa meridionale, è occupata dai resti di una villa romana che risale probabilmente al I secolo d.C. La tradizione vuole che fosse la residenza del poeta Catullo – che certamente possedeva un’abitazione nella zona, anche se nessuna certezza supporta tale supposizione – e le testimonianze rinvenute sembrano portare in effetti a un esponente della famiglia dei Valeri. Il gigantesco complesso – da cui si gode un panorama eccezionale – con i criptoportici, la piscina, i corridoi, le aule e i loggiati, arricchiti da una serie di affreschi di epoca pompeiana, splendidamente conservati e oggi ospitati nell’annesso Antiquarium, sono argomento del brano seguente, tratto dalla Guida Rossa Lombardia del Touring Club Italiano.

La zona archeologica delle grotte di Catullo racchiude, in un suggestivo quadro ambientale e in bellissima situazione panoramica all'estremità (coperta di ulivi) della penisola, a picco sui lastroni di scoglio, gli imponenti ruderi di una villa romana della prima età imperiale.

La storia della residenza. Chiamato impropriamente grotte – termine risalente al Cinquecento, epoca per la quale si ha notizia dei primi visitatori – e dedicato a Catullo dal nome del poeta veronese che certamente ebbe una villa a Sirmione, il complesso, in origine lungo m 240 e largo 105, è il più vasto dell'Italia settentrionale, sebbene gli scavi ne abbiano messo in luce solo un terzo della superficie. Fu realizzato in età augusteo-tiberiana, al di sopra di una costruzione di epoca probabilmente tardorepubblicana (secolo I a.C.) e intervenendo con un massiccio sbancamento al fine di ottenere, mediante la regolarizzazione del rilievo, un'ampia spianata; su essa sorse la villa, organizzata attorno a un grande peristilio-viridarium. La terrazza e probabilmente anche la villa si protendevano verso nord con un avancorpo; un altro organismo simmetrico si trovava a sud, dove era situato l'ingresso principale. I resti si riferiscono in parte alle sostruzioni di sostegno della terrazza e del perimetro del complesso, risolte usando anziché contrafforti un insieme di vani coperti a volta, probabilmente adibiti al servizio della villa.

La visita degli scavi ha inizio, a destra dell'ingresso, con il Museo, che conserva riproduzioni di vecchie stampe illustranti le grotte, rilievi e indicazioni degli scavi, il plastico della villa, mosaici pavimentali, frammenti di affreschi e stucchi che sottolineano l'alto livello qualitativo delle decorazioni, oggetti in bronzo, ceramiche, monete e alcuni pannelli con affreschi ricomposti. Di particolare rilievo sono: una scena marina e un ritratto di poeta della fine del secolo I a.C., e una testa di dioscuro degli inizi del II secolo d.C. Il museo raccoglie anche bronzi e ceramiche dagli insediamenti palafitticoli ora sommersi (età del Bronzo), miliari (uno è di Costantino), iscrizioni e un ripostiglio monetale di metà secolo IV. Mosaici, pitture, elementi architettonici, ceramiche appartengono anche a un'altra villa indagata nel centro storico di Sirmione, la cui importanza in epoca longobarda è testimoniata dai corredi superstiti della ricca necropoli, e dai capitelli, dai rilievi dei secoli VIII-IX e dal frammento di ciborio in parte dalla basilica di San Salvatore.

Dal viale d'ingresso si arriva al lato maggiore della villa, a ovest, le cui sostruzioni, un tempo coperte da volta, sono impropriamente chiamate botteghe. Per l'ultima a sinistra si accede al piano inferiore dell'edificio, dove, ancora a sinistra, si apre la cosiddetta Grotta del Cavallo, ambiente sotterraneo collegato con altri tre vani tutti in origine coperti da volta. Per una scala a destra si sale al doppio criptoportico a pilastri, un tempo riservato a lunghe passeggiate all'ombra (si notino le basi di colonne, i capitelli pertinenti a un piano superiore a quello del portico e i frammenti delle volte cadute). Lo si percorre fino a una scaletta a destra, da cui si sale all'uliveto; a sinistra, veduta del criptoportico scoperchiato e della retrostante piscina, della quale sono riconoscibili i gradoni che la cingevano e l'intercapedine per il riscaldamento del grande ambiente; in alternativa all'ipotesi che fosse adibita al bagno tiepido, sono state avanzate interpretazioni che la vorrebbero anfiteatro o luogo per sabbiature calde. In questa zona, che costituiva l'area sud della villa e che fu realizzata sopra il nucleo tardorepubblicano, sorgevano l'ingresso principale e un grande vestibolo con ambienti annessi tra cui, oggi visibile, un interessante serbatoio d'acqua (il bagno) in conglomerato di calcestruzzo. Sul lato orientale della piscina si allunga invece il cosiddetto criptoportico degli stucchi.

Si segue il sentiero attraverso l'uliveto (corrispondente al piano nobile dell'edificio), costeggiando resti pavimentali (a mosaico e in laterizio) di altri ambienti e, con straordinari panorami sul lago e la sponda veronese, ci si porta verso l'area nord del complesso. Superata l'aula dei tre pilastri, con splendido colpo d'occhio sulle grandiose strutture protese verso l'acqua si scende al lungo corridoio, sul quale si aprono a destra una serie di 15 ambienti e all'estremità est una sala con grande finestra, detta trifora del paradiso. Dal lungo corridoio si scende all'aula dei giganti, divisa in due vani e così detta per i materiali (tufacei e in pietra) di grandi dimensioni, caduti dalla volta e dagli archi. Scendendo ancora si osservino verso l'alto le imponenti sostruzioni a volta degli ambienti superiori.

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